

La Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 11 gennaio, ha approvato l’intesa sullo schema di decreto che ripartisce i 500 milioni di euro del Recovery Plan per la concessione di incentivi per l'innovazione nel settore agricolo e l'ammodernamento dei frantoi oleari.
Si tratta di un decreto che attua la linea di investimento 2.2 M2C2 del PNRR per l'innovazione e la meccanizzazione nel settore agricolo e alimentare. Linea che vale 500 milioni di euro, di cui 400 milioni per la concessione di incentivi volti a sostenere gli investimenti in mezzi e macchinari innovativi che permettano di abbattere le emissioni inquinanti e di ridurre l'uso di concimi chimici e 100 milioni per ammodernare i frantoi in ottica di economia circolare.
La ripartizione dei fondi tra regioni e province autonome è la seguente:
Come previsto dall'articolo 2, comma 6 bis del decreto-legge 77/2021, convertito in legge n. 108/2021, almeno il 40% dei fondi della misura è destinato alle regioni del Mezzogiorno. Le dotazioni maggiori vanno alla Puglia (più di 47 milioni), alla Sicilia (oltre 44 milioni) e alla Sardegna (più di 30 milioni).
È possibile, inoltre, la riassegnazione delle risorse non utilizzate. Quindi dopo che le regioni e province autonome avranno comunicato al ministero gli importi complessivi delle richieste di contributo ricevute, in caso di mancato esaurimento dei fondi, ci sarà una ridistribuzione delle somme rimanenti. Il criterio sarà proporzionale ai soggetti attuatori che devono finanziare ulteriori progetti in graduatoria.
Più complessa è la misura per meccanizzazione e innovazione in agricoltura, di cui la roadmap PNRR prevede il decreto attuativo entro marzo 2023. In questo caso gli incentivi dovrebbero sostenere gli investimenti in agricoltura 4.0, agricoltura di precisione e rinnovo automezzi. In linea con i target della strategia Farm to Fork, i contributi a fondo perduto dovrebbero incentivare sia investimenti in digitalizzazione per aumentare sostenibilità ambientale e resilienza climatica e per ottimizzare l'uso dei fattori produttivi che il rinnovo del parco automezzi per ridurre le emissioni inquinanti.
Nel complesso si tratta di un’azione concreta a supporto della produzione agricola italiana. In particolare, l’innovazione nel settore dell'olio di oliva è essenziale per un ulteriore miglioramento della qualità dei prodotti e per la riduzione dell'impatto ambientale sia in termini di consumi che in termini di emissioni e di impiego dei relativi sottoprodotti.
Dott. Matteo La Torre
Europrogettista – Vicepresidente ACLI Terra Latina
ACLI TERRA ha accolto con attenzione le stime diffuse a fine anno dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) e all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) sui consumi di spumanti italiani per il 2022. Nonostante l’inflazione e i timori legati agli eventi geopolitici che hanno probabilmente condizionato il trend annuale dei vini fermi, quello delle bollicine nostrano si conferma come uno dei mercati più rosei grazie anche agli eccezionali dati di dicembre.
Chiudiamo infatti con un nuovo record produttivo, 970 milioni di bottiglie per un controvalore di 2,85 miliardi di euro (di cui 2 per il solo export), e le festività incidono in maniera sostanziosa su questi numeri, con 341 milioni di tappi saltati tra Natale e Capodanno, in Italia (95 milioni) e soprattutto all’estero, sempre più innamorato della nostra bollicina (3/4 delle vendite totali: 246 milioni, +8% sui volumi).
Le nostre cantine stanno lavorando bene progredendo sempre di più nella evoluzione del binomio quantità, utile per competere nell'esportazione, e qualità.
Per ACLI TERRA tale spaccato dell'agroalimentare italiano è strategico perché è trainante anche per altri settori meno famosi all'estero e per una promozione turistica dei luoghi.
Dobbiamo mantenere, come organizzazioni di categoria e come istituzioni, sempre alto l'impegno nell'affiancare e sostenere le cantine, sia con mezzi ordinari che straordinari.
ACLI TERRA ha accolto con attenzione le stime diffuse a fine anno dell’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) e all’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) sui consumi di spumanti italiani per il 2022. Nonostante l’inflazione e i timori legati agli eventi geopolitici che hanno probabilmente condizionato il trend annuale dei vini fermi, quello delle bollicine nostrano si conferma come uno dei mercati più rosei grazie anche agli eccezionali dati di dicembre.
Chiudiamo infatti con un nuovo record produttivo, 970 milioni di bottiglie per un controvalore di 2,85 miliardi di euro (di cui 2 per il solo export), e le festività incidono in maniera sostanziosa su questi numeri, con 341 milioni di tappi saltati tra Natale e Capodanno, in Italia (95 milioni) e soprattutto all’estero, sempre più innamorato della nostra bollicina (3/4 delle vendite totali: 246 milioni, +8% sui volumi).
Le nostre cantine stanno lavorando bene progredendo sempre di più nella evoluzione del binomio quantità, utile per competere nell'esportazione, e qualità.
Per ACLI TERRA tale spaccato dell'agroalimentare italiano è strategico perché è trainante anche per altri settori meno famosi all'estero e per una promozione turistica dei luoghi.
Dobbiamo mantenere, come organizzazioni di categoria e come istituzioni, sempre alto l'impegno nell'affiancare e sostenere le cantine, sia con mezzi ordinari che straordinari.
Sono molte le novità che l’Unione europea porterà in dono agli agricoltori italiani in questo 2023.
Innanzitutto, la PAC entrata in vigore dal 1º gennaio 2023, che durerà fino al 2027. L’Italia avrà a disposizione 35 miliardi di euro così ripartiti: 26,6 miliardi dal bilancio dell’Unione e 8,5 miliardi di cofinanziamento nazionale.
La vera novità è nella distribuzione delle risorse agli agricoltori. Infatti, entro il 2027, ogni agricoltore dovrà percepire aiuti non inferiori all’80% della media nazionale e per questo dovrà avvenire una redistribuzione delle somme.
Tra le novità ambientali, la nuova PAC obbliga ogni Stato membro a dotarsi di ecoschemi, che genereranno un pagamento aggiuntivo per ettaro agli agricoltori che si impegneranno ad osservare pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente. All’interno dei rispettivi Piani strategici nazionali che la Commissione ha approvato, l’Italia ne ha presentati 5.
Entro i primi mesi di questo nuovo anno arriverà anche il regolamento promozione, che fisserà le nuove regole per l’utilizzo delle risorse per spingere i marchi collettivi sui mercati internazionali. Entro l’autunno, invece, dovrebbe essere pronto il regolamento di riforma degli alimenti a Indicazione geografica, che aumenterà le tutele per le denominazioni protette e accorcerà i tempi per le modifiche ai disciplinari delle DOP (Di Origine Protetta).
Accanto a questi due provvedimenti, ce ne sono tre che entro il 2023 rischiano di non vedere la luce. Il primo è la normativa sulle etichette, che comprende quelle nutrizionali, quelle di origine e i famigerati health warning (nuoce gravemente alla salute) che potrebbero finire anche sulle bottiglie di vino. La seconda normativa a rischio è la direttiva sulle emissioni, quella in cui si vorrebbe equiparare l’inquinamento prodotto dagli allevamenti bovini a quello delle fabbriche. L’ultima delle grandi normative in bilico è il regolamento sui pesticidi. A dicembre il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura Ue, a maggioranza, ha rimandato la proposta della Commissione al mittente per un supplemento di indagine.
Nello specifico, l’Italia è uno dei maggiori produttori agricoli e trasformatori di alimenti nell’UE con un settore agricolo molto diversificato. Il Piano italiano introdurrà un importo massimo per ettaro sul sostegno al reddito di base per gli agricoltori. Le piccole e medie aziende agricole riceveranno un pagamento ridistributivo per ottenere un sostegno finanziario più equo.
Circa 3 miliardi di euro andranno a 800mila agricoltori sotto forma di finanziamenti specifici per la gestione del rischio climatico. Nell’ambito dei suoi impegni ambientali, poi, il piano italiano punta ad aumentare la superficie destinata all’agricoltura biologica al 25% della superficie agricola. Il Piano promuoverà strategie di sviluppo locale che raggiungano il 56% della popolazione rurale attraverso i gruppi di azione locale.
L’Italia sarà inoltre tra i primi paesi dell’UE ad attuare la nuova condizionalità sociale della PAC per garantire la sicurezza sul lavoro e contrastare lo sfruttamento del lavoro. Infine, 1,1 miliardi di euro saranno destinati ad aiutare i giovani agricoltori a creare e mettere in sicurezza la loro attività. Il Piano dedica inoltre circa 2,2 miliardi di euro alla promozione e alla condivisione della conoscenza, dell’innovazione e della digitalizzazione.
L’Italia utilizzerà oltre 518 milioni di euro per promuovere sistemi di agricoltura integrata su 2,14 milioni di ettari (quasi il 17% della superficie agricola del Paese) per ridurre l’inquinamento delle acque, del suolo e dell’aria. Oltre agli aiuti diretti convenzionali, settori considerati strategici come il grano duro, il latte di bufala o il pomodoro da industria riceveranno 2,64 miliardi di euro per migliorare la loro competitività, e la qualità e sostenibilità delle produzioni.
Dott. Matteo La Torre
Europrogettista e Vicepresidente ACLI Terra Latina
Raddoppiate le risorse per il sottoprogramma apistico regionale 2023-2027 dell’OCM Miele a sostegno di investimenti, assistenza tecnica, ricerca, promozione dell’apicoltura nel Lazio.
“Abbiamo raddoppiato nell’ambito OCM Miele, rispetto alle annualità precedenti, le risorse previste dal sottoprogramma apistico regionale 2023-2027 per un importo complessivo di oltre 2,5 milioni di euro. Un risultato straordinario frutto di un lavoro costante che in questi anni ha visto la nostra apicoltura aumentare il suo valore sotto tutti punti di vista qualificando il Lazio come una tra le regioni più vocate d’Italia per la produzione di miele.
Parliamo di oltre 500mila euro annui che andranno a sostenere i nostri apicoltori per azioni di ripopolamento del nostro patrimonio apistico, per l’acquisto macchinari e attrezzature, per assistenza tecnica e consulenze, per attivare collaborazioni con enti di ricerca e sviluppo, per la promozione commercializzazione di tutti i prodotti dell’alveare dalla cera, al polline, alla pappa reale, agli sciami, alle api regine.
Proprio nel Lazio sono state nel 2021, anno che sappiamo esser stato delicatissimo, oltre 430 tonnellate secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Miele e non c’è dubbio che quando si parla di apicoltura si parla di un settore strategico dall’alto potenziale di crescita, basta pensare che la produzione di miele in Italia non soddisfa il fabbisogno interno e che i settori d’interesse variano dalla nutraceutica, all’enogastronomia, all’omeopatia o apiterapia, all’estetica.
Ma oltre allo straordinario risultato raggiunto con OCM Miele va evidenziato che la Regione Lazio proprio a sostegno e salvaguardia del settore ha approvato con la LR. 17/2022 una nuova legge per la salvaguardia e la valorizzazione dell’Apicoltura a testimonianza di quanto sia stato in questi anni forte l’attenzione verso questo settore.
L’apicoltura e i suoi protagonisti, api e apicoltori, sono tra i testimoni più preziosi e importanti di una agricoltura innovativa e sostenibile che pone l’uomo, i beni naturali e la conservazione del nostro ecosistema, al centro dei nostri obiettivi.
Il Sottoprogramma apistico del Lazio mira a promuovere non solo l’importanza economica di questo settore ma anche la strategicità per la difesa dell’ambiente e la tutela della biodiversità, promuovendo la professionalità del settore, favorendo la formazione degli apicoltori, stimolando l’introduzione di innovazioni tecnologiche in azienda anche per migliorare la capacità di adattamento degli alveari ai cambiamenti climatici, promuovendo l’aggregazione tra gli operatori per migliorare la competitività e l'orientamento al mercato, sensibilizzare la conoscenza del settore, della filiera e dei prodotti, valorizzando il miele di qualità per diffonderne la conoscenza presso il mercato e il consumatore, anche attraverso azioni di informazione e promozione”.
Per tutti i dettagli: www.regione.lazio.it/imprese/agricoltura
Lo dichiara in una nota l’Assessora Agricoltura, Foreste, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Pari Opportunità della Regione Lazio, Enrica Onorati
Roma, 12 dic - (Nova) - Con la pubblicazione del decreto di indizione delle prossime elezioni regionali, in programma il 12 e 13 febbraio 2023, Mario Ciarla ha rassegnato le proprie dimissioni da presidente del Cda di Arsial. La presidenza di Ciarla, iniziata nell'ottobre 2020 in piena crisi pandemica, si è caratterizzata sin dall'inizio per l'attenzione al macrotema dello sviluppo e dell'innovazione agricola, declinato in tutti i suoi aspetti piú rilevanti, dalla tutela dell'agrobiodiversitá autoctona al trasferimento di conoscenza, fino alla promozione del patrimonio enogastronomico regionale, manifestando in ogni contesto, anche internazionale, una spiccata competenza manageriale unita a una grande sensibilitá umana. Salutando i dipendenti, nel corso di un momento privato, Ciarla ha tenuto a ricordare la profonditá del legame che lo unisce ad Arsial e all'intero settore: "Per me è stata una grande avventura, tanto sotto l'aspetto umano che professionale.
Sotto stati due anni intensi, ma anche molto belli, pieni di attivitá e iniziative, trascorsi con la convinzione che l'agricoltura, la tutela dell'ambiente naturale, la salute e l'alimentazione, siano aspetti chiave, strategici nella costruzione di un futuro piú equo e di una societá sostenibile, tanto per gli individui che per i territori".
A nome dell'intera Agenzia, il direttore generale Maria Raffaella Bellantone ringrazia Ciarla per la disponibilitá e l'impegno profusi alla guida di Arsial, nel corso dei due anni della sua presidenza: "Desidero rivolgere all'ing. Mario Ciarla un caloroso ringraziamento, a nome mio e dell'intero personale, per la coerenza nell'operato, la competenza dimostrata e la sensibilitá nell'agire, espresse in questi due anni di amministrazione. Due anni nei quali è stata promossa, in perfetta continuitá amministrativa con gli indirizzi della giunta regionale, una proficua azione di sostegno ai produttori e alle imprese della filiera laziale, tanto nell'attuazione delle politiche di sviluppo agricolo, quanto nella valorizzazione del nostro straordinario patrimonio agroalimentare". A Mario Ciarla vanno i migliori auguri dell'Agenzia per il prosieguo di una felice attivitá professionale. Lo comunica in una nota l'ufficio stampa di Arsial. (Com)